Madre di sonno del sesso e figlio

Madre con 4 figli va a fare il bagno. Ma Pochi minuti dopo dall'acqua spunta qualcosa di scioccante

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Qualche giorno dopo la licenza liceale sono partito con papa' per fare atto di presenza al funerale di un parente a Campobasso, citta' d'origine della famiglia. Arrivati a Napoli, per il solito sciopero ferroviario, abbiamo dovuto fermarci e passare una notte in albergo. Era un grand hotel 'fin de siecle', tutto stucchi e ori, e la nostra camera aveva un minuscolo balcone che guardava la stazione ferroviaria. Madre di sonno del sesso e figlio caldo di luglio era atroce: fatta una doccia, siamo caduti sul letto distrutti.

Mi svegliai dopo un po', nel gran letto mio padre mi dormiva madre di sonno del sesso e figlio aveva il solito respiro pesante, le braccia e le gambe divaricate. Mi soffermai a guardare il suo possente torace peloso che creava due mulinelli di peli neri intorno ai capezzoli: com'era diverso dal mio corpo quasi glabro e longilineo!

Anche sullo stomaco i peli si prolungavano verso l'elastico del pigiama e mi meravigliai nel pensare che chissa' quanti peli c'erano la' dove, sul mio pube, era nata una peluria bionda, dovuta alle caratteristiche lombarde della mamma. In effetti, io avevo preso tutto da lei, mentre mia sorella da lui.

Alzatomi, senza fare alcun rumore, girai attorno al letto perche' avevo notato che l'apertura dei pantaloni avrebbe potuto farmi intravedere l'oggetto della mia curiosita'. Infatti, dal nuovo punto di vista non solo vedevo tutta una selva nera, ma anche il suo sesso, grosso e mezzo duro. La cosa mi eccito' a tal punto che divenni tutto rosso, come se avessi compiuto chissa' quale peccato, e il mio pisello divento' duro.

In fretta, mi rifugiai in bagno e cominciai a menarmelo finche' il liquido biancastro schizzo' sullo specchio e sulle mani. Da qualche tempo mi dedicavo alla masturbazione e avevo sospeso i rapporti, fugaci e inconcludenti con le mie coetanee: in quegli anni, attorno al sessanta, erano tutte moine, ti eccitavano, ti facevano ingoiare e non te la davano mai!

Per questo avevo deciso di prendermi da solo il mio piacere, quando volevo: e, volevo, spesso! Anche con Rosetta, la figlia della portinaia, che mi faceva una sega e poi lasciava che le ravanassi con un dito la fighetta, non si andava molto piu' in la'. Con i compagni, dopo l'intermezzo avuto sui 12 o 13 anni quando si andava, tutti assieme, sul pianerottolo davanti ai solai del condominio, e facevamo a gara a chi veniva prima e a chi lo faceva andare piu' lontano, non era continuato piu' nulla.

Tutta la mia sessualita' era rimasta questa e non pensavo ad altro che alla possibilita' di trarre piacere dalla mia mano. Dopo essermi ben lavato e aver pulito lo specchio, tornai di la': ora mio padre s'era girato sul fianco e un glande rossoviolaceo faceva capolino dai pantaloni. Di nuovo, mi turbai, di nuovo, non seppi piu' che fare: ritornare in bagno o fingere di dormire? Ma i miei occhi non si staccavano da quel grosso pomodoro, sul cui buchino scintillava una perla umida.

La morale, inculcata negli anni, mi faceva sentire come un diavolo. Non volevo pensarci, ma i miei occhi cadevano sempre li'. Ma che fare?!? Decisi di stendermi e, in cuor mio, pensai che avrei dovuto in futuro fare attenzione a non dividere piu' il letto con papa'.

Ero nervoso e continuavo a muovermi, cosi', anche lui comincio' a girarsi e rigirarsi. Un pensiero, formatosi inaspettatamente nel mio cervello, mi fece allungare la mano in direzione del punto dove, con probabilita', nel suo prossimo rotolarsi, lui si sarebbe messo: cosi' il suo ventre e il suo pene mi schiacciarono la mano aperta e immobile: ora sentivo che, come le ondate che si rincorrono, una strana forza lo pervadeva e il suo membro diventava sempre piu' duro.

Un provvidenziale scampanare, li' vicino, ci avverti' che erano le otto di sera. Lui si sveglio' e io feci finta di aprire, solo allora, gli occhi. Nel prender coscienza, si accorse d'essere eccitato e scoperto e, pudico, si copri' con la mano e se n'ando' in bagno: scrosciava la sua lunga pipi', mentre io l'avevo ancora duro! Quando arrivammo in pizzeria, fu accolto dal sorriso di tutti i camerieri e dall'abbraccio del proprietario che mi sembro' fin troppo lungo. Seduti vicini, cominciarono ad aggiornarsi sulle relative famiglie, sulle vicissitudini della vita, sulle speranze per il futuro.

Io mi sentivo escluso, ignorato Dopo una buona mezz'ora, seguendo le indicazioni di un cameriere, salii anch'io per chiamarlo, ma mi gelai davanti alla porta dell'appartamento: dal vetro smerigliato vedevo due esseri che si abbracciavano, baciandosi con furore.

E uno era il mio papa'! Cosa avrebbe detto la mamma? Cosa, la moglie di Ciro? E perche' tenevano le due bocche cosi' attaccate? Turbatissimo, rovinai giu' dalle scale, rosso di vergogna, tremante, e mi nascosi in un tavolino d'angolo.

Ciro e papa' arrivarono dopo qualche minuto, erano allegri, normali, come se non madre di sonno del sesso e figlio successo niente. Vennero al mio tavolo e si sedettero tutte e due, mentre io li guardavo strabiliato. Cosa avranno fatto? Ma se sono due uomini cosa potrebbero aver fatto!

A quei tempi, ben lontani da quelli d'oggi, l'omosessualita' era un qualcosa di molto nascosto, o, meglio, di negato: nessuno ne parlava, ne' vi alludeva Nel congedarsi, per poter andare a farci le pizze promesse, Ciro mi batte' su una coscia, e la strinse quasi all'inguine, fermando per un po' la mano calda sul mia pelle: cosa che mi fece eccitare. Lui se n'accorse e, datami una strizzatina all'uccello, mi sorrise e ando' allegro dietro il bancone.

Papa', ora, mi parlava dei suoi ricordi, di quanto erano stati amici e di che gran cose avevano combinato insieme: parlava solo di Ciro e io ne ero geloso. Cominciai a riempirgli il bicchiere, non appena lo aveva bevuto, e, prima ancora madre di sonno del sesso e figlio arrivasse la pizza, aveva gli occhi un po' lucidi.

Volevo punirlo facendogli prendere una bella sbronza o forse Dopo la pizza, solo gli occhi di papa' erano lucidi: il suo comportamento era notevolmente appannato dall'alcool.

Dissi di voler andare a dormire, cosi', dopo i saluti, ancora una volta un po' troppo cordiali e affettuosi, di Ciro, tornammo in albergo; in camera, tutto vestito, crollo' sul letto e comincio' a russare lievemente. Lentamente, con premeditazione, iniziai a togliergli i vestiti, preparandomi l'eventuale risposta perche', se si fosse svegliato, avrei detto che lo spogliavo perche' la mamma voleva che si appendessero sempre gli abiti.

A poco a madre di sonno del sesso e figlio, lo spogliai tutto nudo, presi una sedia, mi sedetti e, alla luce ad intermittenza del neon dell'insegna che entrava dalla finestra, me lo guardai bene tutto.

Era bellissimo: le spalle larghe, i bicipiti e i pettorali che raccontavano del suo passato sportivo, i cespugli di pelo che spuntavano dalle ascelle, il tappeto di pelo nero che raggiungeva il ventre e che s'infittiva esplodendo intorno ad un grande uccello addormentato. Cosi' com'era, sara' stato almeno dieci volte piu' grande del mio! Chissa' se anche a me sarebbe cresciuto, se anch'io avrei potuto averlo, un giorno, come lui?

Ma, sebbene poco, il vino che avevo bevuto fece venir sonno anche a me. Mi sdraiai e subito crollai nel sonno: un sonno agitato, in cui esseri dello stesso sesso si divoravano l'un madre di sonno del sesso e figlio, fintantoche' l'ultimo, che aveva mangiato tutti gli altri, era lui, mio padre, e ora voleva mangiare me.

Mi svegliai all'improvviso e sentii che la mano di mio padre era appoggiata sulle mie spalle, scorreva sulla schiena, accarezzava il sedere e il calore, che sentivo attraverso le mutande, mi eccitava.

Rimasi immobile, spaventato, sconcertato. Disperato: cosa mai voleva da me? Poiche' ora la mano stava ferma, dopo un po' fui io a muovere, come dormendo, il madre di sonno del sesso e figlio. Questo forse lo sveglio' e ricomincio' ad accarezzarmi, ad infilare le dita, e poi la mano, tra il tessuto e la madre di sonno del sesso e figlio mi toccava i glutei, faceva scorrere un dito nel solco, avvicinandosi sempre piu' al mio buco. Iniziai un gioco perverso, come nel sonno, mi girai a pancia in su, appoggiandomi sulla sua mano.

Sentivo il mio sesso tendere il tessuto dello slip. Lui, delicatamente, lasciando la sinistra aperta sotto il mio sedere, con la destra mi abbasso' le mutande e incomincio', con due dita, a masturbarmi.

Non avevo mai goduto di piu' e, in quel momento, all'improvviso, mi schizzai il seme sul ventre. Allora, mi prese tra le braccia, mi madre di sonno del sesso e figlio su lui, mentre sentivo il suo pelo strusciarmisi addosso, la sua pelle riscaldarmi, il suo membro premere contro la pancia. Non sapevo cosa fare, tenevo gli madre di sonno del sesso e figlio chiusi, anche se ero certo che lui sapeva che ero sveglio e che, ora, avrebbe condotto lui il gioco.

La sua bocca s'impasto' sulla mia e, dopo poco, qualcosa di forte, umido e vivo cerco' di entrare e, vinta la resistenza, la sua lingua m'invase, spandendo ovunque saliva e l'odore di papa' entro' in me. Provando a muovere la mia, la sua lingua me la avvolse, me la risucchio' e mi trovai dentro papa'. Com'e' possibile descrivere un simile piacere? Quando mai potrei provarne un altro piu' forte?

Pensai ai gelidi baci inconsistenti delle ragazze e li paragonai alla infuocata lussuria di questo. Poi, il mio pensiero torno' al bacio che avevo visto e a tutti gli altri che Ciro avra' avuto in passato. E' questo l'amore? E' questo madre di sonno del sesso e figlio piacere infinito di due innamorati? Dopo un po', staccandomi da se', papa' mi sollevo' mi fece ruotare e mi riappoggio' su lui: ora sentivo, davanti al viso, il pulsare di quell'enorme palo e non sapevo cosa volesse da me.

Ma, ben presto lo capii perche' lui, che si trovava con la bocca vicino al mio uccello, lo ingoio' e comincio' a succhiarmi, a pomparmi, a farmi volare di piacere. Nell'imitarlo goffamente, iniziai a leccargli la cappella anche se, mentre lui m'ingoiava tutto, io riuscivo ad infilarmi solo quella in bocca. Ma era un piacere sublime. Tutti e due avevamo il fiatone e, improvvisamente, mentre emettevo ancora il mio seme, sentii un caldo, buono, profumato sapore sciogliersi nella mia bocca: madre di sonno del sesso e figlio di deglutire tutto, ma papa', facendomi nuovamente ruotare, mi bacio' di nuovo e il suo seme cremoso si uni' al mio e bevemmo ognuno del proprio sperma e dell'altro.

Una sensazione a dir poco meravigliosa. Alle prime luci dell'alba, allo stridio di migliaia di uccellini che cantavano sugli alberi della piazza, ci svegliammo: ero ancora su lui, la nostra pelle era sudata e attaccaticcia.

Papa' si alzo', mi prese tra le braccia, entro' sotto la doccia e ci lavammo l'un l'altro assieme. Facendo scorrere un dito coperto di sapone sul buco del sedere, me lo inseri' con facilita' e, anche questo, mi diede piacere.

Nessuno di noi aveva ancora parlato e continuammo in silenzio con carezze e baci. Mi riprese in braccio, e, tutti bagnati, ritornammo a letto, mi ci depose, mi alzo' le gambe e, con una facilita' che proprio non mi aspettavo, sentii il mio sfintere allargarsi, allargarsi, allargarsi La sensazione piacevole aumento' quando, con dolcezza, comincio' a montarmi: arrivai al delirio e urlai di piacere dentro la mano che lui mi premeva sulla bocca, quando, ai suoi.

Chissa' se tutti i ragazzi hanno un papa' che li fa godere cosi'? Ma ormai mi sentivo curioso e volli anch'io accarezzargli il sedere, inserirgli un dito e muoverlo un po'. Lui prese un altro dito e mi fece capire di unirlo al primo.

E, dopo il secondo, volle il madre di sonno del sesso e figlio. Fui io che, allargandogli bene le natiche, gli inserii anche il mignolo, poi il pollice e, dopo un po', lui spinse tutta la mia mano dentro: mi sentivo come se questa fosse un mio grande uccello e potessi montarlo e farlo godere, come lui aveva fatto con me. Lo stantuffai, l'avambraccio faceva fatica con il muscoletto allargato del suo buco, ma non avevo nessuna voglia di smettere.

Lui ansimava, godeva e il suo sesso era tornato ad essere enorme. Mentre con la destra lo stantuffavo, con la sinistra lo masturbavo e, sentendolo giunto al momento del piacere, mi chinai sul glande infuocato appena in tempo per ricevere ancora in gola il suo nettare.

Rimanemmo distesi sul letto, fermi, la mia mano dentro le sue viscere: mi sentivo come se fossi stato io ad avergli dato la vita. Era una splendida sensazione che non aveva nessuna ragione d'essere. Ma ero io, dotato di un pisellino, ad aver chiavato e fatto godere papa'.