Storie di sesso altalena per la prima volta

BDSM: tutto quello che avresti voluto sapere ma non hai mai osato chiedere

Filmati di sesso vecchio

Ecco glielo avevo detto. Qualcosa ora era cambiato, entrambi abbiamo iniziato a sentirci più veri, autentici, liberi di storie di sesso altalena per la prima volta anche quei pensieri che per qualche motivo avevamo sempre tenuto nascosti per pudore, o forse per paura di ferire reciprocamente la nostra sensibilità.

Di fatto i nostri messaggi sono diventati prima hot poi porno. Ero a lavoro pensando al calore della sua bocca sul mio cazzo o alle acrobazie della sua storie di sesso altalena per la prima volta intorno alle palle? Click, invia. Verità mai dette, sensazioni mai provate, esperienze mai fatte, ci stavano ingolosendo sempre di più. Quando ecco il rumore di una macchina avvicinarsi al cancello. Non più il cazzo storie di sesso altalena per la prima volta nella morsa delle cosce ma largo e libero nella sua accogliente figa grondante.

Mi sono sentito sempre più preso ed innamorato di questa donna che stava riuscendo a farmi sentire davvero completamente appagato.

Le sembrava che andare al lavoro avesse un motivo in più, non che prima ci andasse senza voglia, era sempre stata una ragazza diligente, sempre fatto tutto quello che le si chiedeva di fare ma la storia del gioco le sembrava che aggiungesse qualcosa alla giornata, delle sfide imprevedibili che cominciavano a stuzzicare la sua immaginazione. Che siano state le signore delle pulizie? Anni dopo aveva provato a cercarle nei negozi ma nessuno ne aveva ed aveva finito per pensare che non venissero più prodotte e smise di cercarle.

Invece ora ne stava mangiano una. Come poteva essere possibile? La provenienza era quasi scontata, lo stile di presentazione poteva essere solo di chi le lasciava i biglietti, ma come faceva a sapere di quelle caramelle?

La settimana precedente si era conclusa con un sapore familiare, inaspettato e soprattutto che considerava suo personale. Chi aveva cominciato quel gioco o la conosceva molto a fondo tanto da venire a conoscenza dei suoi gusti da adolescente oppure per un caso fortuito aveva usato proprio la marca giusta. Tutto in ordine, come sempre, ma ormai la sua routine era cambiata. Quel nome le era familiare ma non afferrando subito un collegamento diresse le sue attenzioni al biglietto. Non aveva mai avuto una cosa del genere, aveva quasi paura a toccarla.

Ma più guardava quella stoffa delicata e più le veniva voglia di storie di sesso altalena per la prima volta sulla pelle. Con un gesto lento la fece scivolare intorno al collo, era soffice e leggera, più di quello che si aspettava dalla seta. Rimase raggiante tutta la giornata.

Era fatta, finalmente avrebbe scoperto chi fosse. Sei ancora una cucciola e per questa volta ti perdono. Non parlare se non ti viene ordinato. Cadde sulla sedia completamente abbattuta per quel rimprovero.

Aveva ringraziato. Aveva chiesto chi fosse, era forse un peccato mortale? Le fu difficile concentrarsi sul lavoro per tutto il giorno. Sotto la finestra, nel chiarore diffuso, le lunghe tende ingiallite e impure mi parevano fatte dello stesso floscio tessuto di molti panni intimi sparsi per la stanza.

Ero appena entrato nella sua stanza. Al solito, lei non aveva pensato a ricoprirsi al mio ingresso ed era seminuda. Distesa, le braccia alzate e le mani riunite dietro la testa, contro la spalliera materassata di seta azzurra lisa e annerita; mi guardava fissamente, in silenzio. Indossava una trasparente sottoveste rosa che le giungeva appena al sommo delle cosce; e, una volta di più, mi fece pensare piuttosto che rispetto ad una donna adulta che era, ad una bambina stagionata e irrispettosa.

Il petto appesantito nascondeva lo sterno, il seno sporgente si rivelavano nelle ombre con due macchie scure e storie di sesso altalena per la prima volta, con un rilievo prominente. Adesso aveva trovato la peretta della luce e la premette.

Se vogliamo andare alla cimitero, è tempo di muoversi. Subito, appena uscita, andai alla finestra storie di sesso altalena per la prima volta la spalancai.

Rimasi un lungo momento, gli occhi rivolti in basso, al fitto fogliame del glicine che circondava con i suoi rami la finestra, poi mi voltai verso la stanza. Di nuovo il disordine e la trasandatezza mi colpirono. Per un momento, mi parve di scorgere in quegli occhi enormi e puerilmente afflitti quasi un sentimento di consapevole dolore: le labbra, infatti, ebbero un leggero tremito.

In quel momento storie di sesso altalena per la prima volta rendevo conto che lei stava in qualche modo spezzando la parentela che ci legava per compiacersi degli occhi di un uomo, di un ragazzo, che le correvano lungo tutto il corpo.

Non riuscivo ad accompagnarle ero assente per un servizio. In mattinata Marina era salita da Anna con un pacchetto di punture da far fare alla figlia e si era raccomandata di badare ai due ragazzi, lasciandoli la massima libertà di agire nei loro confronti come se fosse una vera e propria zia. Passando davanti al negozio di intimo in vetrina mi innamoro di un trittico che senza batter ciglio acquisto e mi faccio fare un pacchettino.

Con il borsello degli strumentisacchetto della spesa, e pacchetto mi avvio a casa sua. Portone come sempre aperto, suono Marco mi apre la porta. Dal bagno esce Anna in tuta,mi abbraccia senza dirmi nulla, parliamo del più e del meno, mi chiede se ho sentito la mamma. La sorella era andata dalla nonna ed alle 19 doveva rientrare.

E curiosa tra i fornelli, Anna chiede se pizza questa sera e di suo gradimento conferma. Si siede sul divano ed inizia a fa mille domande, la cosa che più la scoccia e la preoccupa sono le punture, io sto a sentire i loro discorsi, per correttezza non intervengo.

Continuando la conversazione Anna le chiede vuoi farla sempre alle sette? Dalla sua bocca un sibilo……………. Io nel mentre mi ero alzato a prendermi medicinale e borsello, ed in bagno per alcol e cotone [Marco che ha una vista che fulmina in casa nessuno e capace di muovere un dito che lui non si accorga rivolgendosi a Mattia inizia il rito], Elisa non aveva paura delle iniezioni, ma una buona dose di vergogna nel doversi mostrare ad una persona che vedeva per la prima volta ed un uomo seppur più grande di qualche anno.

Ma dai, è solo una puntura, abbassa i leggings da storie di sesso altalena per la prima volta e sdraiati. Mi fido. Leggings calati fin ai polpacci e le cosce coperte da un paio di mutandine nere, di pizzo, coprenti che lo fasciano strette le natiche sode di una diciassettenne, Anna, le tira giù fino a metà e le prende le mani per consolarla, — Da che parte vuoi che iniziamo: destra o sinistra.

Elisa: Sinistra — risponde lei. Inizio a massaggiare il gluteo interessato. Anna osserva ogni mia mossa, ogni mio sguardo verso le natiche di Elisa come nuovo le mani gelosa.

Sei pronta? Si Allora buco! Entrambe si rivestono ed andiamo un cucina. Ormai la pizza ci aspetta, storie di sesso altalena per la prima volta i ragazzi son impazienti di mangiare, Elisa ogni tanto si massaggia, finito tutti i piatti nel lavandino ci sediamo sul divano, i ragazzi continuano in cameretta con il pc.

Io ed Elisa ci accordiamo come fare domattina e domenica. La prima volta vidi Eva sulla metro. Sembrava eterea. Eravamo a casa di amici e avevamo imbastito una fitta conversazione sulla filosofia del piacere. Asseriva che durante una seduta di sesso ognuno debba preoccuparsi del proprio godimento e non di quello del partner. In questo modo si gode di più e ci si stressa meno, diceva.

Lei gode della sottomissione e umiliazione che lui le infligge per il suo piacere. Quelle corde mi incuriosivano. Non parlavamo molto. Ed io sborravo. Anche cinque volte in un pomeriggio.

La stringo forte per non farla cadere e sento le sue tettine spingere contro il mio petto. Poi disse che non ce la faceva proprio a camminare. Allora le dissi di lasciarmi fare, misi un braccio intorno alle spalle, uno sotto le gambe e la sollevai.

Era leggera e profumava di primavera. Arrivati da lei si tolse le scarpe, i pantaloni storie di sesso altalena per la prima volta le calze per occuparsi della caviglia. Era un poco gonfia, ma non sembrava preoccupante. Ci mettemmo del ghiaccio.

Lei nel frattempo si era accorta che portarla in braccio mi aveva fatto sudare. Allora prese un asciugamano, mi tolse la camicia e inizio ad asciugarmi delicatamente il petto. Ho di nuovo il cazzo duro. Le ordino di togliermi le scarpe. Lei non se lo fa ripetere. Toglie i calzini e inizia a succhiarmi un alluce. È un maschietto. Come ho fatto a non accorgermene. Certo, coi ragazzi no, ma Eva? Eva non è un ragazzo. Eva è la creatura più femminile che abbia mai incontrato e la voglio. Lei arrossisce e si scusa per non avermelo detto.

Le dico che è stata cattiva e merita di essere punita. Lei annuisce e si mette a pecorina, come per farsi sculacciare. Adesso ti lego in modo che non potrai più muoverti e poi ti uso come oggetto del godimento. Lei accenna un sorrisetto mentre estraggo crema lubrificante e una lunga corda dallo zaino.