Il sesso femminile armeno

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Il mio sguardo cade su una foto in bianco e nero di una rivista. Una giovane donna vestita con gli il sesso femminile armeno tradizionali, un fazzoletto sul volto e la pelle del viso segnata.

Sembrano cicatrici. Leggo la didascalia di una foto e scopro che quei segni sono un oltraggio dal significato macabro: si tratta di tatuaggi, impressi dai turchi alle donne armene possedute come se fossero un oggetto qualunque. Quei tatuaggi indicano che quella donna era una schiava del sesso, il sesso femminile armeno a sposarsi con la forza durante gli anni del genocidio.

Quel ritratto è inquietante. Capitava, non di rado, che le giovani donne armene venissero salvate dalla deportazione per andare a rendere servigi come cameriere nelle ricche famiglie turche. Non si trattava certo di un atto di generosità. Era una forma di riduzione in schiavitù, anche se non mancarono i benefattori, ispirati da sincera pietà. Chi non aveva la sventura di essere mutilata, stuprata, torturata o uccisa nel corso delle deportazioni, poteva finire nelle mani di qualche uomo turco desideroso di soddisfare i propri impulsi sessuali con una giovane donna armena.

Difficile dire quali delle due sorti fosse la peggiore. A ogni modo quei tatuaggi esprimono il sesso femminile armeno solo un oltraggio ma la rappresentazione delle incalcolabili atrocità che le donne armene hanno dovuto affrontare durante un genocidio che è stato anche di natura culturale. Con la brutalità non si intendeva soltanto cancellare le tracce di un popolo da una terra che avevano abitato per millenni ma anche la presenza femminile, attraverso un annientamento che non ha nulla di casuale.

Le foto degli archivi testimoniano una tragedia che non ha eguali in nessuno dei crimini del Ventesimo secolo. Nel genocidio il sesso femminile armeno sono le donne a patire la follia omicida dei musulmani.

E la patiscono in quanto cristiane. Recentissimi studi stimano che circa un terzo dei turchi del sia di sangue misto armeno, greco e siriano: le tre minoranze che hanno subito persecuzioni e stermini nel corso dello scorso secolo. È un altro aspetto della contemporaneità di un crimine che continua a produrre effetti nel tempo. Molte bambine, si stima circa Le donne per un lungo periodo non hanno avuto grande spazio nei racconti.

I loro corpi sono stati violati e mortificati con una brutalità che si ritroverà anni dopo soltanto negli stupri di guerra della ex Jugoslavia. Sono loro ad aver sofferto di più, anche portando il più pesante dei fardelli: rigenerare nuova vita. Quei tatuaggi delle schiave del sesso sono un segreto che molte donne hanno tenuto nascosto per anni. La bandiera turca-musulmana marcata sui volti e le mani era qualcosa che paradossalmente non si doveva né vedere sembra quasi una contraddizione e neppure sapere.

E per decenni questa terribile pratica è sparita dai racconti il sesso femminile armeno e dalle confidenze familiari. Rendere pubblica quella violazione voleva dire anche esporre in pubblico una condizione — e un reato — che avrebbe ricoperto di vergogna anche il marito, il padre e tutti i maschi della famiglia. Queste donne nascoste hanno continuato a subire nel tempo una violenza che ha umiliato la loro dignità e anche la loro vita privata. Il genocidio armeno: le schiave del sesso e i tatuaggi della vergogna.

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